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domenica 18 settembre 2016

THE WOUNDED KINGS: Visions in Bone (Review)

DOOM 
Il quinto album dei The Wounded Kings è anche l’ultimo, stando a quanto annunciato dalla band poco tempo fa, davvero un peccato, anche considerando  la bellezza di questo Visions in Bone.
Persa la voce di Sharie Neyland, la band per il commiato si è affidata all’ottimo George Birch, cantante storico dei nostri. C’è da dire che il suo operato è nettamente superiore a quello della Neyland, sia per qualità che per espressività. La sua voce cupa e più baritonale si sposa meglio con le atmosfere plumbee e rarefatte che il resto della band sa creare, soprattutto rispetto alla timbrica più monocorde della sua predecessora che poco enfatizzava le splendide composizioni che l’accompagnavano.

lunedì 2 novembre 2015

WITH THE DEAD: With The Dead (Review)

DOOM FOR THE DEAD
Risulta alquanto difficile e complicato recensire l'album d'esordio di una "super band" formata da personaggi importanti per il genere, personaggi che adori da sempre e che mancavano a livello discografico decisamente da troppo tempo.
Solitamente il risultato di queste band è quasi sempre pessimo, un miscuglio d'idee che messe assieme non portano al risultato voluto ma finiscono per mettere in cattiva luce i personaggi in questione. Lee Dorrian, Tim Bagshaw e Mark Greening sono riusciti ad aggirare quest'ostacolo ed i With The Dead sono la conferma che qualcosa di buono i tre hanno ancora da dare a questo genere e che non sempre il risultato di queste "super band" è da cestinare.
Sicuramente quello che ne scaturisce non è assolutamente nulla di nuovo nel panorama, non siamo difronte ad un album che porta delle svolte decisive al genere o che rimarrà nella storia ma non siamo nemmeno di fronte ad un album inutile come mi è capitato di leggere in alcuni commenti sul web.

martedì 2 giugno 2015

BONG: We Are, We Were And We Will Have Been (Review)

PSYCHEDELIC DRONE

L’ultimo lavoro della band di Newcastle resta fedele alla tradizionale formula del drone unito ad una sorta di profondo misticismo: suoni di chitarra potenti, decisi, ma mai assordanti. Una batteria essenziale, ma indispensabile a trascinare tutti gli altri strumenti e tanti, tantissimi effetti sonori che contribuiscono a quello che più contraddistingue il sound della band britannica: le atmosfere.
Non ci troviamo di fronte ad una musica intenzionata a travolgere l’ascoltatore, piuttosto a sollevarlo da terra per accompagnarlo in un lento e trascendentale viaggio ai confini tra drone e psichedelia.
Nonostante ci sia una certa affinità nella formula compositiva, il mood dei due brani che caratterizzano We Are, We Were And We Will Have Been è estremamente diverso.
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