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| SLUDGE, METAL, INDUSTRIAL, VISUAL |
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Ho sempre creduto che in pochi, ancora oggi, abbiano capito cosa
siano stati i Godflesh per l'intera linea evolutiva dell'alternativa
alla musica alternativa. E forse, è giusto così, perchè credo che in
fondo, gli eroi vivono nel silenzio, lontano dalle masse, nascosti in
qualche grotta, al di fuori di tutto e di tutti. Justin Broadrick, a mio
modesto parere rientra in questa schiera di figure, e con i suoi
indelebili Godflesh, me lo ricorda quotidianamente. Quando uscì
Streetcleaner, la gente si cotonova ancora i capelli, ma di lì a poco le
cose sarebbero cambiate, probabilmente anche grazie all'oscuro contributo di questo fondamentale
cimelio dell'epopea industrial-sludge. Sì, nessuno lo direbbe mai, ma
senza i Godflesh, band come gli Eyehategod non emetterebbero nemmeno un
misero singulto. Prima di questo cd, vi erano soltanto Ministry, Foetus e
qualche altro disgraziato troppo incompreso per essere socialmente
accettato. Dopo questo disco (e dopo circa dieci anni), gente come Steve
Albini veniva addirittura venerata a mo' di budda reincarnato. Ma basta
con la storia e le nostalgie.