giovedì 24 novembre 2011

Fase 2: Morte (apparente) e resurrezione

Dal 1970 al 1973 i Black Sabbath hanno dunque contribuito a creare e definire qualcosa di completamente nuovo. Musica lenta, sofferta, teatrale e oscura, equamente divisa tra visioni di mondi “altri” e urla di odio verso “questo” mondo. Pochi sono i gruppi nati in quegli anni che andarono loro dietro, vuoi per l'originalità della proposta vuoi per la scomodità delle tematiche. Tra questi vale la pena di citare Blue Cheer, High Tide, Iron Butterfly, Black Widow, Coven e il “lato oscuro” della scena prog italiana (Jacula soprattutto). Stiamo però parlando di gruppi vicini ai Sabbath per le tematiche più che per l'aspetto prettamente musicale. Evidentemente il blues infetto dei quattro di Birmingham non aveva (ancora) quell'appeal necessario a far nascere un genere. Bisognerà attendere la fine degli anni '70 per imbattersi nei primi, credibili epigoni dei Black Sabbath.

Piccolo inciso: tematiche così estreme come quelle esplorate da Ozzy e soci avevano bisogno di un certo tipo di terreno fertile per attecchire. Il prog e la psichedelia pura erano in un certo senso generi troppo “educati” per sviluppare appieno il discorso. La spinta decisiva al recupero delle chincaglierie satanico/occulte verrà dall'hard rock più zozzo di quegli anni (soprattutto Alice Cooper e Kiss) e, in seconda battuta, dall'heavy metal – Judas Priest, Iron Maiden e compagnia. Heavy metal che, guarda caso, altro non era che un'estremizzazione del discorso musicale dei Black Sabbath “seconda era” (quelli da “Heaven And Hell” in avanti), dei Rainbow e di altri gruppi simili, con in più un'urgenza tipicamente punk. Come dire, il cerchio si chiude.

Come detto sopra, per trovare i primi veri epigoni dei Black Sabbath bisognerà attendere la fine degli anni '70 – diciamo pure l'inizio degli anni '80.
A questo punto le cose si complicano. Da quale lato dell'oceano partire? Dalle gelide lande svedesi o dalle assolate spiagge della California? Quello che parrebbe essere un semplice problema geografico è in realtà una vera e propria questione filosofica. Il doom nato in America è radicalmente diverso da quello nato in Europa, per quanto i due estremi si siano andati avvicinando col tempo fino a toccarsi e ibridarsi. In Europa siamo sempre stati più legati al metallo classico, a tematiche epiche, a composizioni ricercate a livello di struttura e melodia, ad un'emotività più spinta. Negli U.S.A. è il lato grezzo e caciarone a prendere il sopravvento, il marciume, la violenza, l'”estremo” in tutti i sensi possibili del termine. Vale quindi la pena trattare i due aspetti della questione separatamente, sempre tenendo presente (ma non è nemmeno necessario dirlo) l'influenza reciproca delle due scene. Impossibile infatti immaginare Saint Vitus e Pentagram senza Black Sabbath e Black Widow, ma altrettanto impossibile, per chi scrive, pensare ai fondamentali Candlemass senza gli americanissimi Manowar. Per cui, prendete con le pinze questa sommaria divisione, utile solo per organizzare il discorso.


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