lunedì 18 marzo 2019

RAINBOW BRIDGE: Lama (Review)

HEAVY PSYCH
I Rainbow Bridge sono pugliesi, tre ragazzi che si dilettavano con le cover di Jimi Hendrix e che ora si sono immersi in un eccitante mondo dominato da pezzi originali e da tanta voglia di spaccare il loro futuro in due. Dopo il tributo stellare, in chiave desert rock, proprio a Jimi Hendrix (dal titolo James and the Devil e che vi consiglio di andare a recuperare immediatamente), i nostri si sono cimentati con un diverso approccio alla materia. Una jam session che li ha visti creare a getto istantaneo il primo vero album della loro discografia. Dirty Sunday. Un disco strumentale dal sound magmatico e corrosivo.
La loro fortuna, almeno per quanto mi riguarda, risiede nel fatto che il loro sound, partendo chiaramente da Hendrix, si rifà a band che personalmente amo alla follia, come Earthless e Harsh Toke, il tutto riletto attraverso l’arido sole pugliese, che filtra il sound della band nei profondi canion dello stoner rock americano. Ma non solo, c è anche tanta farina del proprio sacco in questo disco, c’è tanto, tantissimo blues e tanta ispirazione. 
Così nasce Lama. Disco magnifico. Se l’Opener/title track si anima del magma deragliante di una jam strumentale che si rifà proprio agli Harsh Toke, e’ con la successiva The Storm is Over che i contorni iniziano a farsi più nitidi, chiari e maggiormente accessibili grazie a un brano che deve tanto agli ultimi Earthless e dove si risente l'ottima voce di Giuseppe Piazzolla (strano averla accantonata nel seppur ottimo debut). Il calore del blues più sanguineo scalda invece gli otto minuti di Day After Day, brano in crescendo che regala più di qualche sussulto. Bellissima Words che unisce la linearità di un certo Classic hard rock all’intransigenza emotiva dell’heavy blues e dove troviamo sugli scudi l'ottima sezione ritmica composta da Fabio Chiarazzo al basso e Paolo Ormas alla batteria. Il finale e’ affidato ai quasi dodici minuti di No More i’ll Be Back che inizia con una splendida chitarra blues sospesa nel bel mezzo del deserto, chiudendo gli occhi si può facilmente scorgere la carcassa di un animale in decomposizione, sorvolata da avvoltoi pronti a divorarne la carne. Questo il paesaggio immaginifico che dipinge una cavalcata magnifica, una cavalcata che gli ultimi Gary Clark Jr. e Joe Bonamassa avrebbero firmato col sangue pur di scriverla loro. Un pezzo dalla tradizione blues antica riletto attraverso i dettami moderni che ne incendiano l’anima rendendola dannatamente attuale.
Fa sicuramente strano vedere questa band autoprodursi (per propria scelta) visto che farebbe sicuramente gola a diverse case discografiche in giro per il globo. La maturità dei Rainbow Bridge si erge al di sopra dei confini italiani, andando a sfidare realtà ben più consolidate a livello internazionale. La speranza è che i nostri possano continuare in questo processo di crescita senza mai rinunciare alla voglia che hanno di stupire. Peccato solo che siano arrivati troppo tardi alla nostra attenzione, perché questo disco avrebbe sicuramente fatto parte della nostra compilation natalizia. Ascoltateli. Soddisfatti o rimborsati, ma sono sicuro che nessuno di voi si lamenterà davanti tanta bellezza!!!!


TRACKLIST:
  1. Lama
  2. The Storm is Over
  3. Day After Day
  4. Words
  5. Spit Jam
  6. No More I'll Be Back
INFO:
ANNO: 2018
LABEL: Autoprodotto
WEB: Bandcamp


RAINBOW BRIDGE: LAMA


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