giovedì 2 aprile 2015

ORNAMENTS : intervista... tra Split, Metallo ed Anticipazioni



In questi giorni ho avuto la fortuna di intervistare una band che a mio avviso non ha bisogno di presentazioni, e se non sapete chi siano gli Ornaments, beh, fatevi due domande e poi scaricate i loro dischi. (qui)


Ciao ragazzi, vi ringrazio per avere accettato di fare questa intervista, per me è davvero un piacere.

Ho in mente poche domande:  un'intervista semplice e veloce.
Vado:
-Raccontateci di più, chi sono e come sono nati gli Ornaments?

L’origine degli Ornaments risale al 2002: mi fa impressione pensarlo, ma ormai son passati  ben più di dieci anni! All'epoca io ed Alessandro suonavamo negli Inedia (dalle cui ceneri sono sorti i The Death of Anna Karina). Mambro - nostro primo bassista - suonava in un gruppo molto conosciuto in quel periodo: gli Hangin' on a Thread. Riccardo Bringhenti militava nei Welch, una band molto brava (e purtroppo un po’ sottovalutata) di Mantova. Nel momento in cui abbiamo fondato Ornaments ambivamo a raggiungere lo stesso livello di impatto emozionale che avevano avuto su di noi i dischi e le esibizioni live dei Breach e dei Neurosis. Partendo da questo punto fermo, che ci accomunava allora ed anche adesso, abbiamo sempre cercato di intraprendere un percorso di ricerca musicale che ci portasse a rinvenire una formula interpretativa autonoma ed originale, combinando liberamente il metal con il post-rock. L’attuale formazione vede al basso Enrico Baraldi che oltre ad essere un valente fonico ha suonato in precedenza nei Nicker Hill Orchestra.

-Quali sono le vostre influenze musicali più importanti e come le inserite all'interno dei vostri pezzi?


Abbiamo tutti ascolti e riferimenti molto diversi, ma tendenzialmente siamo tutti dei super-fan dei Neurosis. Sebbene siano andati ammorbidendosi, nel corso degli anni, ogni loro disco ha sempre qualcosa da dire, e le loro esibizioni live rimangono decisamente due spanne sopra a tutte le altre band del genere.  

- La vostra musica è difficilmente incanalabile in un solo genere ed è molto aperta alle sperimentazioni, voi come la definireste?

Troverei limitante calare gli Ornaments nel calderone del “post- rock”, categoria spuria che sembra ormai essersi configurata come una sorta di genere-ombrello in cui si muovono sotto-generi estremamente codificati. Non siamo fedeli agli standard dello stoner, del funeral e del doom (con tutte le loro declinazioni). Non siamo così tecnici nell’esecuzione da poter essere definiti “experimental”, oppure “avant-garde” che dir si voglia. Non usiamo distorsioni e feedback tali da ricadere nella congerie metal e noise, con tutti i loro postumi e cascami… Siamo più dinamici, meno ossessivi e meno compatti, del gruppo sludge classico. Ma nemmeno così “ambient” da poter essere definibili tranquillamente: “atmospheric”… Insomma, ci vorrebbe Simon Reynolds qui!
 Recentemente, per questioni di brevità comunicativa, abbiamo usato la definizione “instrumental drone suites”. Non so esattamente cosa voglia dire: è una definizione maledettamente esoterica! Ma non mi dispiace affatto.



- Dopo "Pneumologic" (album stupendo) ho letto che siete al lavoro su un nuovo disco, potete dirci di più? sarà sempre un concept? avra più vocals rispetto ai precedenti lavori o rimarrete fedeli allo strumentale?


Stiamo esplorando nuove possibilità. Abbiamo già del materiale pronto. Potrebbe essere prevista una collaborazione che potrebbe persino sfociare nell’integrazione di un nuovo membro. Stiamo anche sperimentando una nuova accordatura. Non so ancora se diventerà quella definitiva per tutto il disco. 


- In occasione del record store day farete uscire uno split con gli Zeus, diteci : come è nato lo split e come ci avete lavorato?

Lo split è nato da una sollecitazione del nostro batterista approfondita in un successivo scambio d’idee tra lui e Paolo Mongardi degli Zeus!/Fuzz Orchestra. Lo spunto iniziale prevedeva d’evitare la formula classica dello split, quella dell’abbinamento tra due band simili tra loro, ma al contrario volevamo accostare due approcci musicali estremamente dissimili e quasi contrapposti: lentezza vs. velocità, nervosismo vs. fluidità… In seguito si è sviluppata ulteriormente l’idea di provare ad “impersonarci” a vicenda.  Si tratta di una possibilità creativa che è stata praticata a lungo nella musica underground ma che forse, in tempi più recenti, non ha trovato moltissime occorrenze.



- Ultima domanda: come sta la musica underground italiana? 

Dall’ottica della qualità e vivacità della proposta… molto bene direi. Ci sono in circolazione tantissime band che hanno raggiunto un ottimo livello di preparazione, e che non hanno nulla da invidiare, nemmeno in termini di impatto live, ai gruppi esteri. Per citare alla rinfusa qualche nome che mi viene in mente: Valerian Swing, Lleroy, Storm[O], Shizune, Dogs for Breakfast, Marmore, Dankalia, Marnero, Three Steps to the Ocean, Chambers, Montezuma, End of a Season, Go! Zilla, gli stessi Zeus!, Junk Food, e molti, molti, molti altri… Per il resto invece la situazione non è rosea: c’è sempre carenza di posti per suonare, non tutti i promoter sono affidabili, mancano i catalizzatori culturali, ruolo un tempo svolto da certi centri sociali o da certe fanzine. La situazione, in particolare fuori dai grandi centri urbani, pare molto disgregata ed allo sbaraglio, e riflette la generale confusione politica ed ideologica che sembra aver contrassegnato questi ultimi anni… Il pubblico non si rinnova anagraficamente, ed i ragazzi nati negli Ottanta sembrano interessarsi ad altre pratiche di fruizione musicale. Gli unici gruppi che funzionano, a livello di mero conteggio di pubblico, sembrano essere quelli versati sul nazional-popolare in chiave pop-punk.. Ma tutto il resto fatica ad uscire dall’ambito delle cerchie più ristrette. Le quali, dal canto loro, tendono a  ripiegarsi in discorsi nostalgici ed autoreferenziali…



-Ed ora, i consigli per gli ascolti: che bands state ascoltando in questo periodo e cosa ci consigliereste di ascoltare?

Per quanto riguarda la musica “pestona” sono sempre in cerca di gruppi in grado di emozionarmi, ma ultimamente ne trovo sempre meno. Consiglierei, a chi non li conosce, l’ascolto dei Terra Tenebrosa (chitarristicamente notevoli… la scelta della voce invece, almeno per i miei gusti, è opinabile) e degli Young Windows. Un disco che mi è piaciuto molto è quello dei The 68: il duo formato dal cantante dei The Chariot. Bello anche il recente split Bagarre Générale/Year of No Light. Per il resto ascolto tonnellate di musica elettronica.  



Grazie davvero ragazzi per l'opportunità che mi avete dato!


Grazie a te!