lunedì 7 novembre 2016

MOUTH OF THE ARCHITECT: Path of Eight (Review)

POST METAL
Come suonano, nel 2016, i Mouth of the Architect? Sarà questa la domanda che molti fan del gruppo americano si saranno posti. La risposta non è semplice: come nel resto della discografia, questo disco è pieno di influenze multiple e ben fuse. Sia chiaro, i punti fissi della loro musica ci sono tutti, ma son state unite diverse accezioni che evidentemente fanno parte del background dei musicisti.
Il disco si apre con quello che è un lungo intro, “Ritual Bell”, scandito proprio dal suono di una campana che risuona in lungo e in largo per l’intero pezzo, per far spazio a “Fever Dream” che a discrezione del sottoscritto è la canzone migliore del full lenght. Il fraseggio di chitarra che subito colpisce l’orecchio dell’ascoltatore rimane impiantato per molto tempo e all’ interno del brano. Le influenze dei Baroness si sentono, nonostante siano ben miscelate all’ interno del pezzo e non stanchino affatto.
La particolare voce di Jason Watkins, a metà tra Layne Staley e Loïc Rossetti, è ciò che spicca all’ interno di tutto il disco, accompagnata dai vari registri proposti che servono a spezzare l’ascolto e a non creare quel senso di “deja-vu” che spesso e volentieri si può trovare nel genere. Un altro highlight di questo lavoro, a proposito, è proprio il brano successivo, “The Priestess”, in cui una voce femminile incanta l’ ascoltatore e lo trasporta all’ interno del mondo di “Path of Eight”.
Il disco va avanti liscio, con un sapiente mix di psichedelia e riff granitici di derivazione mastodoniana e più generalmente appartenenti ad una corrente musicale che sta vivendo un ottimo momento dal punto di vista delle pubblicazioni. Questo, tuttavia, ci porta ad un grande “ma”: l’album non è fresco, è sicuramente bello, ma non porta una ventata di nuovo. Sicuramente le influenze sono ben mischiate, ma manca quel pizzico in più che oramai è sempre più difficile da trovare.
I Mouth of the Architect sono il tipico gruppo da die-hard fan di un genere musicale più volte chiamato “post-metal” o per i più schizzinosi “atmospheric sludge metal”, e con questo non voglio assolutamente sminuirli, ma la distanza dai mostri sacri del genere c’è e si sente.
Con “Path of Eight” gli americani aggiungono sicuramente qualcosa alla loro discografia, formata comunque da ottimi lavori, ma nulla al genere vero e proprio. Un ottimo album per i fan, ma non il primo disco da consigliare a qualcuno che si sta approcciando a questa questa bellissima ma sfruttatissima corrente musicale.


TRACKLIST
  1. Ritual Bell
  2. Fever Dream
  3. The Priestess
  4. Sever the Soul
  5. Drown the Old
  6. Stretching Out
  7. Fallen Star
  8. Path of Eight
INFO
ANNO: 2016
LABEL: Translation Loss Records
WEB: Website

MOUTH OF THE ARCHITECT: FEVER DREAM

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